Finanziamenti e credito

 
15.02.2012
Stretta sugli impieghi: prevista una riduzione di 200 miliardi dei finanziamenti.
Crescono le difficoltà di accesso al credito delle imprese.

Ci sono previsioni preoccupanti che riguardano la difficoltà di accesso al credito delle imprese.
Quest'anno, secondo il Centro Europa Ricerche ci saranno duecento miliardi in meno a disposiposizione delle aziende.
E, nella stima di Prometeia, 25 mila imprese falliranno finendo tecnicamente in default e bruciando 625 mila posti di lavoro.
Una prospettiva drammatica che è il risultato di una tensione crescente nel rapporto fra banca e impresa, sintetizzata dal peggioramento riscontrato negli ultimi due anni dall'Istat che ha fissato nel 12% la quota di imprese che non ha ottenuto credito dalle banche, mentre il 33% ha visto diventare più onerose le condizioni.

«Il credit crunch - osserva Sergio De Nardis, capoeconomista di Nomisma - produce un avvitamento finanziario che danneggia la fisiologia interna delle Pmi, minandone la residua base patrimoniale».
Allo sportello, però, non si è ancora visto nulla.
«È plausibile - spiega il capoeconomista del Cer, Stefano Fantacone - uno scenario da vero credit crunch, con un doppio shock sia sulla quantità di credito erogata sia sui tassi praticati».
Nella simulazione del Cer, che è basata su una ipotesi di flessione complessiva nel 2012 del 5% e di una ulteriore riduzione di un punto e mezzo nel 2013, l'andamento degli impieghi esprime una dinamica violenta: ad aprile andrà per la prima volta sotto zero, a luglio precipiterà a -5%, a ottobre a -9% fino a sprofondare, a dicembre, a -11 per cento.

Al di là delle ragioni di fondo di questi avvitamenti, tutti si stanno accorgendo del rapido peggioramento del clima.
L’estrema prudenza trasformata in condizione strutturale e permanente appare un elemento sistemico.
Dunque, per ragioni di sistema, escono sempre meno gocce da tutti i rubinetti del credito. C'è poca acqua (la liquidità bancaria).
Ma anche il cavallo (il sistema industriale) non beve, in un intorpidimento anoressizzante che ha nel razionamento del credito uno degli elementi principali, anche se non l'unico.
«Secondo le nostre stime - dice Alessandra Lanza, capoeconomista di Prometeia - quest'anno 25 mila società di capitale, non finanziarie, finiranno in default. È chiaro che questi fallimenti saranno dovuti al combinato disposto del razionamento del credito e di una crisi generale dei mercati che mette sotto pressione tutto il nostro manifatturiero».
Ogni società di capitale italiana ha 25 addetti (media calcolata dal Ceris Cnr): dunque, a causa della crisi finanziaria originata dalla recessione sui mercati e dal credit crunch, si può stimare che quest'anno si ritroveranno senza lavoro 625 mila italiani. Un fenomeno profondo, dunque.
Qualcosa in grado di mutare il paesaggio industriale e di condizionare gli equilibri sociali del nostro Paese.


Fonte: IL SOLE 24 ORE


 

 

Tags:  credit crunch, insolvenza pmi



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