Vocazione verso i mercati esteri e capacità di aggregazione.
Passa attraverso questi canali il credito che ancora oggi, nonostante il credit crunch, viene concesso alle imprese.
Il contrastato rapporto tra mondo bancario e imprenditoriale, infatti, non è fatto soltanto di occasioni perdute.
Muovendosi tra gli imprenditori si scopre un mondo dove il confronto è ancora aperto e le opportunità non mancano.
Ma qual è la ricetta vincente che apre la borsa degli istituti di credito?
Sicuramente quella che mette insieme gli ingredienti più richiesti, difficili però da trovare tutti nella stessa azienda: buona capacità di esportazione, buoni fondamentali, business plan credibile e professionale, capacità di aggregazione e innovazione, disponibilità dell'imprenditore a investire nell'azienda fondi propri.
Grande rilevanza viene data dagli istituti di credito alla capacità di presidiare i mercati esteri.
Alla luce di un'economia domestica stagnante, infatti, le potenzialità di crescita non possono che orientarsi fuori confine.
L'esempio di Unicredit è emblematico: con una presenza in 22 Paesi e uffici in so, l'obiettivo della banca è favorire l'internazionalizzazione di 15 mila aziende. Il modello offerto prevede, oltre al finanziamento, un servizio di consulenza volto ad orientare le imprese nei giusti mercati di sbocco e supportarle nei Paesi di business.
Attenzione crescente viene dedicata dalle banche ai progetti di aggregazione.
Da tempo, ormai, i principali gruppi bancari stanno mettendo a punto strumenti per migliorare il merito creditizio delle singole aziende alla luce del maggior valore dato dalla rete.
Un modo per riconoscere l'importanza dell'aggregazione in un sistema nazionale condizionato negativamente dai limiti dimensionali delle attività economiche.
I punti di accordo tra i due mondi - bancario e imprenditoriale -, dunque, non sono mancati neanche nel passato.
I numeri della moratoria del debito ne sono una prova: dall'agosto 2009 per 220 mila aziende sono stati rinviati debiti per 69 miliardi.
Si stanno valutando le iniziative per uscire da questa crisi: la riapertura della moratoria, che è stata tanto utile durante la prima crisi, dovrebbe essere nuovamente riproposta per chi non ne ha ancora usufruito.
I numeri della stretta, infatti, sono evidenti.
Tra novembre e dicembre del 2011 gli impieghi delle banche sono calati di 21 miliardi.
Gli unici settori che hanno guadagnato sono stati agricoltura, silvicoltura e pesca; estrazioni di minerali da cave e miniere, attività di servizi di alloggio e ristorazione. Per gli altri il calo è stato forte: quasi 4 miliardi per la fabbricazione di raffinati del petrolio, prodotti chimici e farmaceutici; 3,6 miliardi per il commercio; 3 miliardi per le costruzioni.
Una crisi evidente anche nell'aumento delle sofferenze bancarie delle imprese, che nello stesso periodo sono cresciute di quasi 2 miliardi di euro.
Fonte: IL SOLE 24 ORE - Rosalba Reggio
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