<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" version="2.0">
  <channel>
    <title>Impresanews - Finanziamenti-e-credito</title>
    <link>http://www.impresanews.it/</link>
    <description>Impresanews</description>
    <language>it</language>
    <lastBuildDate>2012-05-19T20:56:41.5802773Z</lastBuildDate>
    <image>
      <url>http://www.impresanews.it/Content/img/logo.png</url>
      <title>Impresanews</title>
      <link>http://www.impresanews.it/</link>
    </image>
    <item>
      <title>Non si allenta la stretta sul credito.</title>
      <description>Bisogna migliorare i rating delle aziende.</description>
      <pubDate>2012-05-08T22:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/10012145Small finanziamenti 9 05.jpg' /><br/>Aumenta il numero di aziende che riscontra una riduzione degli affidamenti bancari in Piemonte - dal 10% al 16% - e cresce il costo del denaro che, per l'85% del campione, è più caro. <br>Con un tasso medio che si attesta sul 4,60% ma con enormi differenze tra caso e caso, tanto da creare una vera alterazione della concorrenza fra imprese. <br>È quanto emerge dallo studio presentato da Piccolaindustria dell'Unione industriale di Torino e realizzato su 300 aziende fra Piemonte e Valle d'Aosta. <br>«Il mercato - sottolinea Bruno Di Stasio, presidente di Piccolaindustria - risulta fortemente dicotomizzato, con un 25% di imprese che beneficiano di condizioni positive accanto a un'analoga percentuale fortemente penalizzata». <br><br>Una situazione, aggiunge Di Stasio, che rispetto al passato fa segnare una forte differenza tra i due estremi, con un delta passato da un 20-30% del 2008 al 200-300% di oggi. <br>Chiamate a dare i "voti" alle banche, le Pmi piemontesi riconoscono comunque, nella maggioranza dei casi, un atteggiamento collaborativo del proprio istituto di credito, con un "rating" che, su una scala data 5, raggiunge la piena sufficienza, 3,5, a cominciare dalle banche locali. <br>«Non abbiamo mappato un fenomeno di credit crunch - spiega Di Stasio - ma comunque c'è stato un peggioramento, con una selezione terribile a carico delle imprese». <br><br>Una fotografia, però, da leggere nel suo complesso - sottolinea Antonio Nucci, presidente della commissione regionale dell'Abi - a cominciare dal fatto che<b> il tessuto economico delle Pmi tiene (si registrano incrementi di fatturato nel 56,4% dei casi e un utile nel 63,4%) </b>e che «una percentuale di aziende pari al 19% ha visto aumentare gli affidamenti contro il 16% che li ha visti scendere, dati in linea con quelli da noi registrati». <br><br>Quello che è cambiato rispetto al periodo precedente alla crisi, a parità di tasso per le imprese, secondo l'associazione delle Pmi, è il peso crescente dello spread sulla composizione del tasso stesso, con alcune anomalie segnalate da Piccolaindustria laddove si registra un incremento dei tassi flat imposti dalle banche. <br>«Il sistema bancario - spiega però Nucci - sconta le ripercussioni della crisi del nostro debito sovrano conseguenti del rischio Paese: da qui i livelli di spread registrati». <br><br><b>La ricetta, secondo il referente dell'Abi, sta nella patrimonializzazione, l'internazionalizzazione e l'innovazione. </b><br>«Al rallentamento della domanda creditizia - aggiunge Nucci - è associato anche un peggioramento della qualità del credito, mentre la domanda di denaro per investimenti, purtroppo, è rimasta estremamente contenuta». <br><br><b>La chiave per migliorare i rapporti tra imprese e sistema bancario, concordano Piccolaindustria e Abi, è lavorare sui rating delle aziende e incrementare l'utilizzo dei confidi, in Piemonte ancora basso. </b><br><br><br>Fonte: IL SOLE 24 ORE – Filomena Greco]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/215/non-si-allenta-la-stretta-sul-credito-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/215/non-si-allenta-la-stretta-sul-credito-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>I Confidi strumenti chiave per il rilancio delle Pmi.</title>
      <description>Ai confidi servono più capitalizzazione, reti strutturate e sostegno dalle banche.</description>
      <pubDate>2012-05-07T22:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/17365850Small finanziamenti 8 05.jpg' /><br/>Sono tre le sfide che il sistema dei<b> Confidi </b>si trova ad affrontare in questa fase di crisi economica caratterizzata dalle difficoltà di accesso al credito che, se colpisce le imprese in modo massiccio, si sta trasferendo anche ai consorzi di garanzia.<br><br> La prima sfida è rappresentata dalla <b>necessità di una maggiore capitalizzazione.</b><br> Non semplice: difficile oggi incrementare gli introiti da quote associative ampliando il numero di aziende coinvolte, così come puntare sull'impiego di utili. <br>Ecco allora che i consorzi, tra le varie possibilità, guardano al Fondo centrale di garanzia per l'utilizzo di controgaranzie, così come l'allargamento della compagine sociale a imprese di grosse dimensioni ed enti pubblici e privati. <br><br>La seconda sfida riguarda la <b>valorizzazione delle garanzie Basilea 2 compliant da parte delle banche</b>: in pratica il sistema Confidi chiede agli istituti di credito di riconoscere i passaggi, gli sforzi fatti e i costi sostenuti per garantire efficienza e competitività ai consorzi. <br><br>La terza è la<b> necessità di dotarsi di canali di vendita più strutturati e specializzati</b>. <br>Per realizzare i quali, però, sono necessari investimenti, oggi non così semplici. Su questi fronti si giocherà una parte del futuro dei Confidi in Italia e del loro ruolo, fondamentale soprattutto negli ultimi mesi, nel sostegno alle piccole e medie imprese italiane affamate di liquidità per superare la crisi e competere sui mercati.<br> <br>È quanto emerge dalla ricerca “<b>I confidi in Italia</b>”, a cura dell'Osservatorio permanente del Comitato Torino Finanza e commissionata dalla Camera di commercio di Torino alla Business School internazionale Escp Europe. <br>Che di sostegno concreto ci sia più che mai bisogno emerge dai dati della ricerca.<br> Le sofferenze lorde segnalate in Centrale rischi dagli istituti bancari ammontavano a 68,3 miliardi a fine 2010, in aumento del 30% rispetto al 2009 (quando erano paria 52,6 miliardi). <br>Ma, sottolineano i ricercatori di Escp, nel 2011 si è registrata un'ulteriore impennata: «Possiamo notare che, nell'ultimo periodo di osservazione (tra giugno e settembre dello scorso anno) le sofferenze sono ulteriormente aumentate del 4% passando dai 87,8 a 91,miliardi di euro». <br>Ma, negli ultimi mesi, si è sfondato anche il tetto dei cento miliardi. <br>In questo quadro degradato si inserisce l'attività dei Confidi esaminati dalla ricerca. Ne emerge una realtà molto più frammentata rispetto all'estero: nonostante importanti processi di aggregazioni e di fusioni (che hanno portato a una riduzione del 6% in cinque anni di quelli operativi sul territorio nazionale), quelli censiti nel 2011 sono 537, contro i 22 della Germania e i 36 della Francia. Dati che rappresentano due facce della stessa medaglia: da un lato un forte radicamento sul territorio, dall'altro un problema dimensionale e strutturale, che spiega l'urgenza delle sfide all'orizzonte del sistema. <br><br>Lo studio ha preso in esame gli ultimi dati di bilancio disponibili (quelli relativi al 2010), dai quali risulta un mercato delle garanzie vicino ai 26,5 miliardi, di cui, però, oltre 21 miliardi gestito dai player principali. <br>Inoltre, l'area geografica con il maggior numero di confidi è il Sud Italia che conta il 48% delle realtà, ma è in realtà il Nord Italia a pesare maggiormente in termini di stock di garanzie emesse: è qui, infatti, che si concentra il 60% del totale. <br>Quasi la metà delle garanzie italiane (il 46% del totale) è gestito dai confidi industriali sebbene questi rappresentino soltanto il 14% delle realtà censite. <br>Per contro, i confidi artigiani rappresentano il 45% dei consorzi di garanzia, ma il loro peso in termini di stock è contenuto (28%). <br>Per Vladimiro Rambaldi, presidente Torino Finanza, «in questo momento particolarmente difficile per le imprese italiane i Confidi sono una delle principali leve per l'accesso al credito». <br>Lo scopo della ricerca, sottolinea Rambaldi, «è fornire un quadro realistico ai regolatori affinché possano valutare e migliorare il sistema delle garanzie creditizie in Italia». Rambaldi cita poi il caso del Piemonte, «che ha già saputo razionalizzare in parte il settore per concentrare le risorse destinate a facilitare l'accesso creditizio delle Pmi. <br>Crediamo che il processo aggregativo debba intendersi come virtuoso e debba proseguire». <br>«La ricerca - fa eco Roberto Quaglia, direttore generale di Escp Europe Torino campus, che ha guidato il team di ricercatori - evidenzia come la garanzia sul credito sia diventato uno strumento chiave di politica economica per il rilancio delle Pmi».<br><br><br>Fonte: IL SOLE 24 ORE - Carlo Andrea Finotto]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/214/i-confidi-strumenti-chiave-per-il-rilancio-delle-pmi-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/214/i-confidi-strumenti-chiave-per-il-rilancio-delle-pmi-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Come nascono i problemi di liquidità delle Pmi.</title>
      <description>Negli ultimi 6 mesi quasi la metà delle aziende ha diminuito il fatturato.</description>
      <pubDate>2012-05-06T22:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/7822789Small - finanziamenti 7 05.jpg' /><br/>La debolezza del mercato sta creando problemi seri alle piccole imprese. <BR>L'indagine Bce/Ue pubblicata il 27 aprile scorso mette in evidenza che, nel semestre da ottobre 2011 a marzo 2012, il 47% delle azende italiane ha diminuito il proprio fatturato, rispetto al 24% delle francesi e al 15% delle tedesche. <BR><BR>Secondo il rapporto realizzato da Unioncamere nel 2011 in Italia sono entrate in procedura concorsuale più di 14 mila aziende industriali e di servizi (+27% rispetto al 2009). <BR>Anche se in crescita di numero, le imprese a rischio di fallimento rappresentano il + 7% di quelle che nascono in media in un anno (circa 190 mila). <BR>Nei primi tre mesi del 2012 il saldo tra iscritte e cancellate dai registri camerali è stato negativo di 26 mila unità, a valere su una consistenza complessiva di aziende che supera i sei milioni. <BR><BR><B>Ma i fenomeni che più preoccupano sono la carenza di liquidità e il razionamento del credito. </B><BR>La centrale dei rischi della Banca d'Italia segnala alla fine dello scorso anno crediti bancari in sofferenza per 104 miliardi di euro. <BR>Rispetto al giugno 2009 sono più che raddoppiati. In proporzione, le sofferenze sono aumentate di più nelle classi di fido più elevate: le difficoltà nei fidi superiori a 25 milioni di euro sono il 161% in più rispetto a due anni e mezzo fa; in quelli inferiori a 125 mila euro la variazione è stata invece della metà (81%). <BR>Ma nel caso di aziende di piccole dimensioni le difficoltà finanziarie ad ottenere un fido portano più spesso al fallimento. <BR>Secondo l'indagine della Bce negli ultimi sei mesi le banche italiane hanno respinto il 23% delle domande di credito provenienti dalle microimprese (in Germania e Francia la quota è tra il 10 e il 13%); solo il 44% ha ottenuto quanto chiesto (rispetto al 77% di casi in Francia e al 61% in Germania). <BR><BR>I bisogni finanziari delle aziende italiane sono esasperati dai tempi di pagamento troppo lunghi. Le amministrazioni pubbliche hanno certamente ritardano i pagamenti dei servizi ricevuti dalle imprese. Ma il problema deriva anche dalle transazioni tra grandi e piccole imprese. Nell'industria e nella grande distribuzione i piccoli fornitori sono storicamente soggetti alle dilazioni imposte dai grandi clienti e quei tempi lunghi si propagano poi all'intero sistema gonfiando i fabbisogni per il finanziamento del circolante. I francesi hanno già rimediato emanando una legge che dal 2009 fissa a 60 giorni la dilazione massima. <BR>I calcoli sulle medie imprese segnalano che i tempi medi di incasso dei crediti in Germania sono di un mese e mezzo, contro gli oltre quattro in Italia. <BR><BR>Nel marzo del 2012 entrerà in vigore la nuova direttiva comunitaria che conferma i termini massimi a 30 e, in alcuni casi, 60 giorni, ma con interessi di mora automatici al tasso superiore di otto punti a quello della Bce. <BR>Se le dilazioni si adeguassero, le medie imprese italiane avrebbero un minor bisogno di credito di circa 11 miliardi di euro riducendo del 40% l'esposizione a breve verso le banche e con essa anche i rischi di default prodotti dalle richieste di rientro. <BR><BR>Fonte: CORRIERE DELLA SERA]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/213/come-nascono-i-problemi-di-liquidit--delle-pmi-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/213/come-nascono-i-problemi-di-liquidit--delle-pmi-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Perché solo il 14% dei progetti italiani delle Pmi accede a risorse Ue. </title>
      <description>Tra le difficoltà da superare la lingua e poca «contaminazione» con le Università.</description>
      <pubDate>2012-04-25T22:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/19179109Small finanziamenti 26 04 SLIDER.jpg' /><br/><P>Peggio di noi fanno solo Lituania, Slovenia e Slovacchia. Persino il Portogallo ci supera. <BR>Di un soffio, ma sta sopra di noi. <BR>È impietoso in questa classifica il giudizio implicito sulla qualità dei progetti presentati dalle Pmi italiane alla Rea (Research esecutive agency ), l'Agenzia europea che gestisce per conto della Commissione i finanziamenti per la ricerca e l'innovazione. Si tratta di 1,4 miliardi di euro per quest'anno che diventeranno 1,6 miliardi l'anno prossimo. In tutto 6,4 miliardi considerando l'intero periodo coperto dal settimo programma quadro. <BR>Un bel gruzzolo, destinato a progetti in tutti i settori produttivi, dall'aeronautica al tessile e ai trasporti. <BR><BR>Nel quarto bando "Ricerca per le Pmi" (budget di 204 milioni), i progetti italiani presentati e presi in considerazione dall'agenzia sono stati 784. <BR>Solo Spagna (1.163), Germania (799) e Regno Unito (1002) ne hanno presentati di più. <BR><STRONG>La capacità di proporsi per chiedere finanziamenti dunque non manca. <BR>Ciò che manca è la qualità delle proposte e il modo in cui vengono presentate. <BR></STRONG>l progetti italiani approvati e finanziati con le risorse comunitarie sono solo 111, un success rate" del 14,16%, ben al di sotto del 18,48% che è la media comunitaria. <BR>A distanza incolmabile dal 26,38%c, della Svezia o dal 23,81% dell'Irlanda. Spagna e Grecia, tanto per restare tra i "Pigs" viaggiano sotto la media comunitaria ma comunque intorno al 16,8 per cento. <BR>E pensare che rispetto a bandi precedenti le cose sono migliorate. <BR><BR><STRONG>Un'incapacità che si traduce in minori risorse, minore ricerca e minore innovazione</STRONG>. Un limite che ci allontana dal resto d'Europa. <BR>Nei giorni scorsi Ciro Maddaloni, project officer dall'agenzia europea, in un incontro con una quarantina di piccole e medie imprese comasche proprio sul tema dei finanziamenti europei, ha sottolineato <STRONG>due difficoltà che ostacolano l'accesso delle imprese italiane</STRONG> a questa importantissima fonte di finanziamento:<STRONG> la barriera linguistica e soprattutto la qualità dei progetti che raramente coinvolgono strutture di ricerca universitarie. <BR><BR></STRONG>Basta scorrere l'elenco dei paesi membri e la percentuale di successo nei progetti di ricerca per capire che «poche centinaia di euro investite per pagare un madrelingua inglese» che controlli il testo del progetto prima di presentarlo sarebbero ben spese e potrebbero aumentare di molto le possibilità di vedersi approvare la proposta di ricerca. <BR>Non è un caso che - Svezia a parte - <STRONG>Regno Unito, Irlanda e Malta siano ai primi posti</STRONG>. Ma questo probabilmente è l'aspetto più banale. <BR><BR>Nell'esperienza dell'agenzia ciò che pesa è la qualità dei progetti di ricerca presentati da piccole e medie imprese italiane. <BR><STRONG>Quasi mai</STRONG>, sottolineano a Bruxelles, <STRONG>le proposte sottoposte alla Rea sono frutto di una collaborazione tra imprese e Università </STRONG>e le dita di una mano bastano e avanzano per citare gli atenei più virtuosi. <BR>Manca dunque la "contaminazione" tra Università ed imprese o se esiste rimane un fattore sporadico ed isolato. Che non fa sistema.&nbsp;<BR> A dicembre si è chiuso l'ultimo bando della Rea e i dati saranno diffusi in estate. Difficile sperare in un cambio di marcia. </P>
<P>&nbsp;</P>
<P>Fonte: IL SOLE 24 ORE - Giuseppe Chiellino</P>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/209/perch--solo-il-14--dei-progetti-italiani-delle-pmi-accede-a-risorse-ue-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/209/perch--solo-il-14--dei-progetti-italiani-delle-pmi-accede-a-risorse-ue-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>In crescita le richieste di prestiti da parte delle imprese.</title>
      <description>Aumenta anche l’importo medio delle domande di finanziamento.</description>
      <pubDate>2012-04-23T22:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/407668 Small  -finanziamenti 24 04.jpg' /><br/><P>Nel mese di marzo il numero dei finanziamenti richiesti dalle imprese italiane - secondo i numeri forniti dal Crif - ha fatto registrare un valore positivo: +5% rispetto allo stesso mese del 2011. <BR>Secondo i numeri del Barometro Crif sulla domanda del credito, che utilizza per i propri riscontri un database di oltre 8 milioni di posizioni creditizie attribuite ad utenti business, è presto per capire se effettivamente le imprese hanno iniziato di nuovo a investire, sia perché la base di confronto - marzo 2011- aveva fatto segnare uno stallo della domanda rispetto al medesimo mese del 2010, sia perché la domanda era risultata negativa, rispetto all'anno precedente, sia nel mese di gennaio sia in quello di febbraio 2012. <BR><BR>Analizzando invece la domanda aggregata nei primi tre mesi del 2012, si nota come risulti in crescita, seppur lieve, rispetto al corrispondente trimestre 2011 ( 0,4%) e 2010 ( 0,5%). <BR>Netto invece il calo rispetto al 2009: -8%. <BR>Nei dati per singola regione, la domanda di credito ha picchi di crescita a doppia cifra in Sardegna, Liguria, Calabria, Molise e Valle d'Aosta, a fronte di cali consistenti nel Lazio (-6%), in Sicilia (-5%) e nelle Marche (-5%).<BR> <BR>Infine, l'importo medio dei prestiti richiesti da parte delle imprese nei primi tre mesi del 2012 ha fatto registrare un incremento del 9% rispetto al 2011, assestandosi a 41.975 euro rispetto a 38.008. <BR>«Anche durante questa fase caratterizzata da una pesante incertezza circa i tempi e la consistenza della ripresa economica, le imprese italiane hanno dimostrato grande concretezza e reattività - ha commentato Enrico Lodi, direttore generale Credit Bureau Services di Crif - anche grazie alla dimensione medio- piccola e alla elevata flessibilità che le caratterizza. D'altro canto, le imprese migliori non hanno mai smesso di investire, con particolare attenzione all’ottimizzazione dei processi, proprio per poter cogliere al meglio le opportunità di una eventuale ripresa. Mentre la tendenza a richiedere prestiti con importi più consistenti potrebbe rappresentare una conferma della preoccupazione rispetto al timore di un credit crunch».</P>
<P><BR>Fonte: IL SOLE 24 ORE</P>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/208/in-crescita-le-richieste-di-prestiti-da-parte-delle-imprese-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/208/in-crescita-le-richieste-di-prestiti-da-parte-delle-imprese-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Piemonte e Lombardia nella morsa del credito. </title>
      <description>Eurofidi: nel 2011 finanziamenti in calo dell'8,8%.</description>
      <pubDate>2012-03-19T23:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/15984246Small finanziamenti 20 03.jpg' /><br/><P>Eurofidi, il più grande confidi italiano, chiude il 2011 con il ritorno alla redditività, ma confermando tutte le difficoltà delle aziende nella morsa del credito. <BR>Il bilancio della società, presentato ieri a Torino, chiude con un avanzo di gestione di 1,94 milioni di euro (erano poco meno di 49 mila euro nel 2010). <BR>Per ciò che concerne l'operatività sono stati garantiti finanziamenti per 2,59 miliardi con una flessione dell'8,8% sui 2,84 miliardi dell'anno precedente; e il flusso di garanzie rilasciate (1,41 miliardi) è sceso dell'8,4% rispetto a quelle del 2010 (1,54 miliardi). <BR><BR>Dunque, fatturato sostanzialmente stabile (35,462 milioni contro35,628) e risultato operativo a 2,587 milioni, in netta ripresa sull'esercizio precedente (dov'era sprofondato a 632mila euro). Hanno pagato le politiche di contenimento dei costi e di massiccio ricorso alla controgaranzia. <BR>Spiega<STRONG> il presidente di Eurofidi, l'imprenditore Giuseppe Pezzetto </STRONG>ora a fine mandato: «Abbiamo assistito a una forte crescita del flusso di erogazione di fidi a breve e a un prevalente utilizzo dei finanziamenti per piani di consolidamento e <STRONG><A href="http://www.eurogroup.biz/web/finanza-straordinaria/prodotti/RINEGOZIAZIONE-DEL-DEBITO_4165.jsp">ristrutturazione del debito</A></STRONG>. <BR>Per quanto riguarda il <STRONG><A href="http://www.eurogroup.biz/web/garanzia-credito/index.jsp">rilascio delle garanzie</A></STRONG>, hanno rappresentato il 64% del totale rispetto al tradizionale 50%: tutti segnali di persistente sofferenza del sistema». <BR><BR><A href="http://www.eurofidi.biz/"><STRONG>Eurofidi</STRONG></A><STRONG>&nbsp;(che fa parte di </STRONG><A href="http://www.eurogroup.biz/web/"><STRONG>Eurogroup</STRONG></A><STRONG>&nbsp;con la consulting </STRONG><A href="http://www.eurocons.biz/"><STRONG>Eurocons</STRONG></A><STRONG>)&nbsp;è un buon indicatore dello stato di salute delle Pmi sui territori</STRONG>, e non solo per la funzione tradizionalmente anticiclica dei confidi. <BR>Le aziende socie sono adesso a quota 47.970 (+ 8% sul 2010), ma per la prima volta il Piemonte (con 22.207), pur restando il primo mercato, scende al 46% del totale; le altre 25.763 imprese (il 54%) sono ormai in tutta Italia. <BR>La sola Lombardia ne conta 11.323 (il 24%). <BR>Tra i settori garantiti, la maggior concentrazione dei rischi assunti si ha nell'edilizia con le relative attività connesse (il 18,3% dello stock di garanzie rilasciate) e nella fabbricazione e nel commercio di macchine e macchinari (il 15,1%). <BR><BR>In questi primi mesi del 2012 l'affanno delle aziende sembra rallentare. <BR>Ma nel 2011 Eurofidi ha dovuto spesare a conto economico insolvenze per 39,42 milioni di euro (-14,5% sui 46,14 milioni del 2010) e accantonare a fondo svalutazione crediti dubbi 7,52 milioni. Ha effettuato pagamenti per sofferenze pari a 66,5 milioni (contro 64,88 dell'anno precedente). <BR><BR>Eurofidi, sottolinea il direttore generale Andrea Giotti, si trova in una posizione di «relativa tranquillità» dovuta anche a «un portafoglio di garanzie molto diversificato in termini sia territoriali sia settoriali». <BR>La società - che ha un indice di solvibilità all'11,43%, superiore al 6% richiesto da Bankitalia - sta estendendo la sua operatività anche nel Nord-Est, mentre ha avviato il "Progetto Sud": «Ci proponiamo come unico confidi veramente nazionale», aggiunge il presidente Pezzetto. <BR>Non a caso la Regione Piemonte, dopo la recente modifica statutaria, il prossimo 19 aprile - in occasione del rinnovo del Cda - non procederà tramite Finpiemonte (che detiene il 17,75% di azioni di Eurofidi) alla nomina diretta del nuovo presidente e di due consiglieri, che saranno individuati in assemblea secondo le normali procedure previste dal Codice civile. Altri azionisti di rilievo sono Unicredit (9%), IntesaSanpaolo (8,53%) e Banca Popolare (5,6%).<BR></P>
<P>Fonte: IL SOLE 24 ORE Francesco Antonioli<BR></P>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/188/piemonte-e-lombardia-nella-morsa-del-credito-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/188/piemonte-e-lombardia-nella-morsa-del-credito-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Fondo Centrale di garanzia, arrivano 20 milioni per le Pmi. </title>
      <description>Iniziativa per le aziende che si affacciano sui mercati internazionali. </description>
      <pubDate>2012-03-15T23:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/News finanziamenti 16 03.jpg' /><br/><P>Le Camere di commercio mettono a disposizione 20 milioni di euro da far confluire in una nuova sezione del Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi del ministero dello Sviluppo economico dedicata alle piccole e medie imprese che decidono di affacciarsi sui mercati internazionali. <BR>L'iniziativa, in risposta alla stretta creditizia che sta mettendo in gravi difficoltà le piccole e medie imprese italiane, è stata presentata in occasione del primo laboratorio del credito ed è stata promossa dal Consorzio camerale per il credito e la finanza. <BR><BR><STRONG>I fondi saranno raccolti dalle Camere di commercio più attive nell'internazionalizzazione delle imprese. <BR></STRONG>L'intervento del sistema camerale è reso possibile dal recente decreto ministeriale firmato dal presidente Mario Monti e dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, che permette alle Regioni ed ad altri enti (Camere di Commercio, Sace, Cdp) di cofinanziare il Fondo di Garanzia per aumentarne l'impatto sui territori e su settori particolarmente sensibili o strategici.<BR> <BR><STRONG>Rifinanziato dal decreto Salva Italia con ulteriori 400 milioni annui per il prossimo triennio,</STRONG> <STRONG>il Fondo di garanzia è uno strumento di supporto per le piccole e medie imprese </STRONG>in tema di accesso al credito. <BR>Nel 2011, secondo i dati del comitato di gestione,<STRONG> le operazioni ammesse sono state più di 55.200, in crescita del 10% </STRONG>rispetto all'anno prima, per un volume di finanziamenti concessi da istituti finanziari di 8,4 miliardi, (- 7,7 per cento). <BR><BR>I 20 milioni messi a disposizione dalle Camere di commercio - afferma una nota - consentono attraverso il Fondo e i Confidi di attivare finanziamenti bancari per circa un miliardo di euro, facilitando l'accesso al credito per le imprese impegnate sui mercati internazionali. <BR>«La stretta creditizia- ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano e presidente del Consorzio camerale per il credito e la finanza - è diventata una emergenza per le piccole e medie imprese e di conseguenza per l'economia italiana entrata in recessione. È urgente, dunque, ridare ossigeno al sistema imprenditoriale per ritornare a vedere la luce della crescita. Proprio per questo - ha spiegato ricorda Sangalli- abbiamo deciso di realizzare questa raccolta fondi che sottolinea la capacità di fare rete». </P>
<P><BR>Fonte: IL SOLE 24 ORE</P>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/182/fondo-centrale-di-garanzia--arrivano-20-milioni-per-le-pmi-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/182/fondo-centrale-di-garanzia--arrivano-20-milioni-per-le-pmi-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Al via la moratoria per i debiti delle Pmi.</title>
      <description>Le imprese interessate alle misure sono circa 4,4 milioni. </description>
      <pubDate>2012-02-28T23:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/17911707Small finanziamenti 29 02.jpg' /><br/><P>Sospensione per 12 mesi della quota capitale delle rate dei mutui e per i canoni di leasing finanziario; allungamento della durata dei mutui fino a un massimo di tre anni e fino a 270 giorni delle anticipazioni sui crediti; le banche che aderiranno alla moratoria si impegnano a concedere finanziamenti alle imprese che utilizzeranno le agevolazioni fiscali per la ricapitalizzazione (Ace, aiuti alla crescita economica) previste dal decreto Salva-Italia di dicembre2011. <BR><STRONG>Le imprese potenzialmente interessate alla moratoria sono circa 4,4 milioni, pari al 95% di quelle italiane.</STRONG> <BR><BR>Sia la moratoria "classica" con la sospensione del pagamento della quota capitale delle rate, sia l'allungamento dei temi di rimborso dei mutui e delle scadenze a breve termine non comporteranno l'aggiornamento dei tassi d'interesse applicati al contratto originario. <BR>Sono questi i punti qualificanti dell'intesa firmata ieri da banche e imprese e sottoscritta simbolicamente anche dal Governo rappresentato dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, e dal viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli.<BR> L'obiettivo dichiarato è di «creare le condizioni per il superamento delle attuali situazioni di criticità ed una maggiore facilità nel traghettare le imprese verso l'auspicata inversione del ciclo economico». <BR><BR><STRONG>I tempi e le scadenze</STRONG> <BR><BR><STRONG>Le imprese hanno tempo fino al 31 dicembre di quest'anno per chiedere alla propria banca di beneficiare delle misure previste dall'accordo</STRONG>. <BR>Per l'eventuale allungamento dei mutui che in quella data dovessero essere ancora sospesi in virtù della moratoria, <STRONG>ci saranno altri sei mesi, fino al 30 giugno 2013. <BR></STRONG>Le banche si impegnano a chiudere l'istruttoria entro 30 giorni lavorativi dalla domanda o dalle informazioni aggiuntive eventualmente richieste. <BR>Non sono previsti automatismi, eccetto il silenzio-assenso per le imprese che al momento della domanda di moratoria sono "in bonis". <BR><BR><STRONG>La sospensione delle rate <BR><BR>La sospensione "una tantum" per un anno del pagamento della quota capitale delle rate dei mutui si applica a tutti i finanziamenti di durata non inferiore ai 18 mesi</STRONG> e vale anche per quelli agevolati o perfezionati attraverso cambiali. <BR>Sui canoni di leasing la moratoria è di un anno per le operazioni immobiliari e di 6 mesi per quelli mobiliari. <BR><STRONG>Possono usufruire della sospensiva solo i finanziamenti già esistenti prima del 28 febbraio 2012 e che non abbiano già beneficiato della moratoria precedente</STRONG>, quella siglata ad agosto del 2009 e poi più volte rinnovata. <BR>Al momento della domanda di sospensiva, le rate devono essere in scadenza o già scadute da non più di 90 giorni. <BR>Il piano di ammortamento slitta in avanti per il periodo della moratoria concessa, mentre gli interessi sul capitale sospeso devono continuare ad essere pagati alle scadenze originarie.<BR> <BR><STRONG>Durate più lunghe <BR><BR>L'accordo banche-imprese prevede anche la possibilità di allungare la durata dei prestiti. <BR></STRONG>Oltre ai mutui, possono essere allungate fino a 270 giorni le scadenze sugli insoluti di pagamento che l'impresa ha registrato sui crediti anticipati dalla banca. <BR>Per il credito agrario di conduzione la proroga è di 120 giorni. <BR>Queste, per ora, sono le sole misure previste sui debiti a breve termine. <BR>Ma <STRONG>le parti si sono impegnate a definire entro fine aprile accordi per finanziare il capitale circolante per la realizzazione di nuovi ordini</STRONG>, per il «rapido smobilizzo» dei crediti delle imprese verso la Pubblica amministrazione e per valorizzare il ruolo dei Confidi e dei fondi di garanzia. <BR><BR>L'allungamento della durata dei mutui è concesso solo per i finanziamenti che non hanno già beneficiato delle misure previste dall'accordo di febbraio 2011, mentre sono ammessi i mutui per i quali le imprese faranno ricorso alla moratoria prevista dall'accordo firmato ieri. Il periodo di allungamento dei mutui non può superare il 100% della durata residua e comunque non più di 2 anni per i chirografari e 3 per gli ipotecari. <BR><BR><STRONG>Rafforzamento patrimoniale <BR><BR></STRONG>Le banche che aderiranno all'avviso comune si sono impegnate anche a concedere alle imprese un finanziamento «proporzionale» all'aumento dei mezzi propri realizzato dall'imprenditore purché il rafforzamento patrimoniale sia in linea con le agevolazioni fiscali del decreto Salva-Italia. Una misura, questa, che sembra una spinta ad utilizzare gli incentivi del Governo.<BR> <BR><STRONG>Chi può chiedere la moratoria <BR><BR></STRONG>Possono accedere alle misure previste dall'accordo solo le Pmi attive in Italia, in qualsiasi settore produttivo. <BR>Si tratta di imprese che non devono superare i 250 dipendenti con un fatturato inferiore ai 50 milioni di euro oppure un attivo di bilancio non superiore a 43 milioni.<BR></P>
<P>Fonte: IL SOLE 24 ORE - Giuseppe Chiellino</P>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/174/al-via-la-moratoria-per-i-debiti-delle-pmi-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/174/al-via-la-moratoria-per-i-debiti-delle-pmi-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Eurofidi lancia il plafond “Salva investimenti”.</title>
      <description>50 milioni di euro di garanzia a favore delle Pmi.</description>
      <pubDate>2012-02-26T23:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/' /><br/><STRONG><A href="http://www.eurofidi.biz/">Eurofidi</A></STRONG> mette a disposizione un fondo di 50 milioni di euro in garanzie a favore delle piccole e medie imprese che, nell’intento di invertire la rotta nel difficile e persistente periodo congiunturale, intendono realizzare programmi di investimento. <BR><STRONG>Al fondo corrispondono circa 100 milioni di euro di finanziamenti</STRONG>, che potranno essere erogati dagli istituti di credito convenzionati con Eurofidi e presenti nei territori interessati.<BR><BR>Possono beneficiare del “Plafond salva investimenti” sia le imprese localizzate nelle aree dove Eurofidi è ormai una presenza radicata (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio e Molise) sia quelle nelle regioni in sviluppo (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Campania). <BR><STRONG>Gli investimenti finanziabili devono riguardare l’acquisto, ancora da effettuare, di attrezzature, macchinari, fabbricati, e altri beni strumentali per l’attività di impresa.<BR><BR></STRONG><A href="http://www.eurogroup.biz/web/garanzia-credito/index.jsp">La garanzia</A>&nbsp;può arrivare fino al 70% del finanziamento (in Campania fino all’80%) e le condizioni di accesso alla garanzia di Eurofidi sono ridotte rispetto ai prezzi di listino.<BR><BR>«Con questa iniziativa, vogliamo dimostrare che Eurofidi non solo è da sempre attenta alle esigenze del mercato – spiega Giuseppe Pezzetto, presidente di Eurofidi – ma anche che il suo intervento è spesso anticiclico. Siamo convinti che il nostro dovere sia quello di anticipare le esigenze del mercato e che i finanziamenti erogati dal sistema bancario con la nostra garanzia permetteranno alle imprese di dare il giusto impulso alle loro attività».<BR>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/171/eurofidi-lancia-il-plafond--salva-investimenti--</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/171/eurofidi-lancia-il-plafond--salva-investimenti--</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Finanziamenti più facili per chi patrimonializza. </title>
      <description>Gli istituti chiedono credibilità e un buon piano di crescita.</description>
      <pubDate>2012-02-26T23:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/07365576Small finanziamenti 27 02.jpg' /><br/><P>«Per avere accesso al credito oggi, è necessario avere un progetto valido e godere di un buon indice di fiducia». <BR>Marina Piccinini, amministratore delegato della Ressolar e project manager di Risee, rete d'impresa per l'efficientamento energetico degli edifici, non ha dubbi: nonostante il credit crunch, chi ha un'idea per sviluppare la propria impresa e sa comunicarla agli istituti di credito, riesce ad ottenere finanziamenti. <BR>«La mia esperienza lo dimostra: lo scorso anno, infatti, la Ressolar è stata capofila di un progetto di rete che ha portato alla nascita della prima rete del settore in Lombardia - dice Marina Piccinini -. Nella sostanza, aziende che già collaboravano in filiera hanno approfittato di questo strumento giuridico per normare una realtà già esistente. Oltre a Ressolar, Crs impianti e Fms impianti, però, se ne è aggiunta un'altra, la Crien, società di engineering che ha il compito di studiare i bandi per le Reti». <BR>Obiettivo dell'aggregazione, proporre ai clienti un servizio di efficientamento energetico a 360 gradi che comprenda anche il finanziamento bancario. <BR><BR>«La banca ha seguito il progetto sin dall'inizio come partner, ha dunque condiviso le strategie e creduto nel piano di crescita. E qui sta il punto: per accedere al credito oggi, è necessario avere un progetto credibile e saperlo presentare alle banche» conclude la Piccinini. Per chi riesce a farsi finanziare, però, la strada resta in salita.<BR> «La vera difficoltà delle imprese - spiega Alessandro Bernardini, amministratore delegato di Fratelli Testori, azienda di Novate Milanese, che produce mezzi filtranti, attiva da 106 anni -, è rappresentata dal costo del denaro, che diventa insostenibile quando la marginalità è bassa. Nel nostro caso, il progetto di crescita sostenuto dalla banca si articolava in 4 direttrici: aumentare le esportazioni, modificare il mix di prodotti investendo in ricerca, efficientare la produzione e ridurre i costi fissi. La banca ha finanziato una parte del progetto, anche alla luce di una nuova operazione di patrimonializzazione dell'impresa». <BR><BR>L'imprenditore, dunque, deve dimostrare di credere nel progetto investendo denaro proprio. <BR>Un'abitudine poco italiana, che si evidenzia nella bassa patrimonializzazione delle nostre imprese. <BR>«Bisogna cambiare mentalità - conclude Ber-nardini - e le banche devono accompagnare le imprese in questo graduale percorso». <BR><BR>«Per aver accesso al credito -, spiega un imprenditore del Nord Italia che produce macchine industriali da diversi decenni e che preferisce non comparire - bisogna avere un rating positivo, un valido <STRONG><A href="http://www.eurogroup.biz/web/consulenza-gestionale/prodotti/BUSINESS-PLAN_285.jsp">business plan</A></STRONG>, un buon portafogli ordini e bisogna dimostrare la capacità dei soci di partecipare al fabbisogno dell'azienda, anche rinunciando a incassare gli utili. Non tutte le controparti, però, dimostrano la stessa sensibilità. Nel nostro caso, per esempio, la banca ha creduto nel progetto e ha puntato sulla nostra forte vocazione internazionale: il 65/70 per cento del nostro fatturato, infatti, è dato proprio dal mercato estero».</P>
<P>Fonte: IL SOLE 24 ORE<BR></P>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/172/finanziamenti-pi--facili-per-chi-patrimonializza-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/172/finanziamenti-pi--facili-per-chi-patrimonializza-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Trentamila imprese a rischio. </title>
      <description>Eurofidi: «Vogliamo garantire nuovi capitali alle Pmi con lo strumento dell'equity».</description>
      <pubDate>2012-02-23T23:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/848300Small finanziamenti 24 02.jpg' /><br/><P>Ci sono 30 mila imprese italiane destinate a chiudere quest'anno per effetto della crisi e soprattutto del credit crunch. <BR>Più di 700 mila posti di lavoro sono ancora a rischio nel nostro Paese, dunque, che già registra un tasso (ufficiale) di disoccupazione vicino al 9%. <BR>L'allarme arriva dal sistema dei Confidi, riunito ieri a Firenze per il 6° convegno nazionale della categoria, organizzato da Res consulting group in collaborazione con l'Università degli studi del capoluogo toscano. <BR><BR>La chiusura dei rubinetti del credito, in una fase recessiva come quella attuale, è il principale scoglio da superare e<STRONG> i Confidi rivendicano il «ruolo di ammortizzatore sociale per le aziende</STRONG>», come sottolinea Francesco Bellotti, presidente di Assoconfidi, 316 associati, 46 miliardi di garanzie prestate e oltre un milione d'imprese assistite. <BR>«Stiamo producendo uno sforzo considerevole anche sul terreno dell'innovazione e del cambiamento, per esempio accompagnando la crescita e lo sviluppo internazionale delle aziende», aggiunge Bellotti, che auspica modifiche graduali e non traumatiche del quadro normativo. <STRONG><A href="http://www.eurofidi.biz/">Eurofidi</A></STRONG>, <STRONG>principale consorzio italiano di garanzia, con quasi 47mila imprese associate e 3,7 miliardi di attività, si prepara a entrare nel campo dell'equity</STRONG>: «Nel secondo trimestre dell'anno inizieremo a garantire gli investimenti nel capitale delle Pmi», racconta Andrea Giotti, direttore generale del consorzio che ha sede a Torino e opera su scala nazionale. <BR>«Possiamo impegnare fino a un miliardo in questa direzione - continua -.<STRONG> L'obiettivo è quello di favorire l'ingresso di nuovi imprenditori e mezzi freschi nelle piccole e medie aziende, offrendo una </STRONG><A href="http://www.eurogroup.biz/web/garanzia-credito/index.jsp"><STRONG>garanzia</STRONG></A><STRONG>&nbsp;a 5-7 anni sulle eventuali minusvalenze patrimoniali</STRONG>: un modo per spingere la ricapitalizzazione delle imprese». <BR><BR>Anche i confidi più piccoli sono impegnati a diversificare l'attività. <BR>«La situazione del credito è drammatica e noi proviamo da una parte a rafforzare il dialogo con il sistema bancario e, dall'altra spingiamo sul settore dei servizi e della consulenza alle aziende», spiega Bartolo Mililli, amministratore delegato del Confeserfidi di Scicli, in provincia di Ragusa: come scherzando lui stesso puntualizza, il «confidi 107 più a Sud d'Europa» (cioè un intermediario finanziario soggetto alla vigilanza di bankitalia), 100 milioni di garanzie prestate, 1.500 operazioni in essere e 10 mila soci. <BR>«Le crisi spingono al cambiamento e Confeserfidi è impegnata a diversificare la produzione fino al 49% dell'attività, come previsto dalla normativa», aggiunge Mililli. <BR><BR>Di «Situazione molto pesante» parla anche Roberto Castellucci, direttore generale di Artigiancredito Toscano, 60 mila imprese associate e 540 milioni di garanzie rilasciate nel 2011, con una flessione del 20% circa. <BR>«Un trend negativo che abbiamo registrato anche nel mese di gennaio - spiega Castellucci -. Le banche, che prima trattavano le convenzioni sui tassi ogni due anni, ormai vogliono rivedere le intese mensilmente e in alcuni casi addirittura alla giornata, con spread mediamente del 4% sull'Euribor». <BR><BR><STRONG>I confidi, però, possono arginare l'emorragia del credito e, grazie anche alla trasformazione in soggetti vigilati dalla Banca d'Italia</STRONG>, di cui al convegno ha parlato Domenico Albamonte dell'istituto centrale e Lorenzo Gai dell'Università di Firenze. Così come Bruno Panieri ha illustrato la riforma in atto di mediatori e agenti, cioè delle reti commerciali. <BR>Ma è dal rapporto con il sistema bancario, al centro della tavola rotonda a cui hanno partecipato Intesa Sanpaolo, Unicredit, Montepaschi e Bnl (Bnp Paribas), che può venire una risposta.<BR><BR><STRONG>Un ruolo decisivo lo gioca il Fondo centrale di garanzia per le Pmi, passato dalle 1200 operazioni del primo anno di vita nel 2000, alle 55 mila del 2011</STRONG>, e rifinanziato per 400 milioni con il recente decreto "Salva Italia". <BR>«Le risorse ci sono, lo strumento funziona ed è a disposizione delle imprese», sintetizza Claudia Bugno, presidente del comitato di gestione del Fondo che per il 65% opera con i confidi e per il 35% di- rettamente con le banche.</P>
<P><BR>Fonte: IL SOLE 24 ORE - Cesare Peruzzi<BR></P>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/170/trentamila-imprese-a-rischio-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/170/trentamila-imprese-a-rischio-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Le Pmi in crisi puntano sul Fondo centrale di garanzia. </title>
      <description>Richieste boom soprattutto dalle micro imprese.</description>
      <pubDate>2012-02-22T23:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/4093168Small finanziamenti 23 02.jpg' /><br/><P>I piccoli si aggrappano al Fondo di garanzia per assicurarsi il credito vitale per resistere alla crisi. <BR>Il bilancio 2011 del comitato di gestione del Fondo che fa capo al ministero dello Sviluppo economico è un'ottima chiave di lettura per capire quanto il «<STRONG>credit crunch</STRONG>» rischi di soffocare le Pmi, soprattutto le piccole e micro imprese: lo scorso anno le operazioni accolte sono aumentate del 10,3% (a quota 55.209), per un volume di finanziamenti concessi da istituti finanziari pari a 84 miliardi, in calo del 7,7% rispetto al 2010. <BR><STRONG>In pratica gli interventi aumentano ma hanno un importo medio inferiore</STRONG>. <BR><STRONG>È la carica dei "piccoli", </STRONG>con in testa gli artigiani che nella prima fase storica del Fondo non avevano accesso allo strumento. <BR><BR>Le richieste riguardanti la classe più bassa (fino a 1oo mila euro) sono arrivate al 68% del totale. <BR><STRONG>Il Fondo, assistito dalla garanzia dello Stato, abbatte il rischio sull'importo garantito da parte di banche o Confidi (consorzi di garanzia fidi), facilitando l'accesso al credito.</STRONG> <BR>Agli 84 miliardi di finanziamenti del 2011 si affianca un importo garantito per 4,4 miliardi. Il finanziamento medio mensile accolto è sceso da circa 175 mila a 152mila euro. <BR><BR>Un dato riconducibile ad almeno tre fattori:</P>
<OL type=1.>
<LI>sono cresciute le imprese artigiane ammesse al Fondo (19% delle aziende garantite);</LI>
<LI>è diminuito il peso relativo a operazioni contraddistinte da finanziamenti in media più elevati, come aziende di medie dimensioni (-3,6%), imprese del Nord (-2,7%), settore industria (-0,5% mentre crescono i servizi);</LI>
<LI>sono aumentate le operazioni a breve termine ( 4,5%) che presentano un finanziamento Medio più basso.</LI></OL>
<P>Nella grande mole di cifre sfornate dal comitato di gestione resta <STRONG>il primato della controgaranzia sulle operazioni dei Confidi (68% del totale) ma sono in crescita le operazioni di garanzia diretta (32 per cento) che coinvolgono le banche. <BR><BR></STRONG>Specchio della crisi, è il dato sulle operazioni ammesse a fronte d'investimento. <BR>Dopo aver raggiunto l'apice nel 2007, con il 33% del totale, nel 2008 è iniziato il calo, fino al 19,1% toccato lo scorso anno. <BR>Per il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, il Fondo dovrà essere sempre di più un tassello della strategia di sostegno all'economia reale. <BR>Il decreto salva-Italia ne ha potenziato il campo di applicazione con una serie di interventi tra i quali:</P>
<UL>
<LI><STRONG>il rifinanziamento di 400 milioni all'anno per il 2012-2014, </STRONG></LI>
<LI><STRONG>la possibilità di ridurre la percentuale di accantonamento minimo per incrementare l'effetto leva, </STRONG></LI>
<LI>l'incremento dell'importo massimo garantito da 1,5 a 2,5 milioni con <STRONG>l'80% delle risorse riservato a operazioni con importo garantito non superiore a 500 mila euro, </STRONG></LI>
<LI><STRONG>la possibilità di concedere garanzie su portafogli di finanziamenti erogati da banche e intermediari finanziari</STRONG>.</LI></UL>
<P>Non mancano però le critiche. <BR>Tante le imprese che hanno lamentato negli ultimi mesi la difficoltà di accedere a finanziamenti nell'entità richiesta nonostante avessero ottenuto la garanzia statale.<BR> Oggi, <STRONG>con un euro di dotazione del Fondo sono attivabili 19 euro di finanziamenti e circa 11 euro di garanzia.</STRONG> <BR>Il comitato di gestione si attende però un salto di qualità dalle nuove percentuali di accantonamento: riducendole di 2 punti percentuali sulle operazioni meno rischiose, il moltiplicatore sull'importo finanziato salirebbe da 19,1 a 24,4. <BR>Per perfezionare il funzionamento del Fondo sarà determinante inoltre l'operatività del cosiddetto decreto "fund raising", un decreto interministeriale di attuazione del Dl anticrisi del 2008. <BR>In pratica, attraverso la stipula di convenzioni il Fondo potrà essere finanziato anche da soggetti diversi dalle amministrazioni centrali quali Regioni, Sace, Simest, camere di commercio, banche, Confidi. <BR>E tra i primi effetti dovrebbe esserci<STRONG> la creazione di una sezione speciale del Fondo per l'internazionalizzazione delle imprese (possibile anche una sezione per le imprese femminili). <BR></STRONG>Tra i piani del comitato rientra poi un pacchetto di misure integrate con Cassa depositi e prestiti, Abi, Sace per mettere in sinergia strumenti diversi e con Banca d'Italia e la stessa Abi per la creazione di un osservatorio sul credito. </P>
<OL></OL>
<P>Fonte: IL SOLE 24 ORE – Carmine Fotina</P>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/169/le-pmi-in-crisi-puntano-sul-fondo-centrale-di-garanzia-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/169/le-pmi-in-crisi-puntano-sul-fondo-centrale-di-garanzia-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Più facile l’accesso al credito per chi esporta e crea una rete.</title>
      <description>I requisiti utili ad attentare la stretta.</description>
      <pubDate>2012-02-20T23:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/14456769Small finanziamenti 21 02 slider.jpg' /><br/><P>Vocazione verso i mercati esteri e capacità di aggregazione. <BR>Passa attraverso questi canali il credito che ancora oggi, nonostante il credit crunch, viene concesso alle imprese. <BR>Il contrastato rapporto tra mondo bancario e imprenditoriale, infatti, non è fatto soltanto di occasioni perdute. <BR>Muovendosi tra gli imprenditori si scopre un mondo dove il confronto è ancora aperto e le opportunità non mancano. <BR><BR>Ma qual è la ricetta vincente che apre la borsa degli istituti di credito? <BR>Sicuramente quella che mette insieme gli ingredienti più richiesti, difficili però da trovare tutti nella stessa azienda: <STRONG>buona capacità di esportazione, buoni fondamentali, </STRONG><A href="http://www.eurogroup.biz/web/consulenza-gestionale/prodotti/BUSINESS-PLAN_285.jsp"><STRONG>business plan</STRONG></A><STRONG>&nbsp;credibile e professionale, capacità di aggregazione e innovazione, disponibilità dell'imprenditore a investire nell'azienda fondi propri</STRONG>. <BR>Grande rilevanza viene data dagli istituti di credito alla capacità di presidiare i mercati esteri. <BR>Alla luce di un'economia domestica stagnante, infatti,<STRONG> le potenzialità di crescita non possono che orientarsi fuori confine. <BR></STRONG>L'esempio di Unicredit è emblematico: con una presenza in 22 Paesi e uffici in so, l'obiettivo della banca è favorire l'internazionalizzazione di 15 mila aziende. Il modello offerto prevede, oltre al finanziamento, un servizio di consulenza volto ad orientare le imprese nei giusti mercati di sbocco e supportarle nei Paesi di business. <BR><BR><STRONG>Attenzione crescente viene dedicata dalle banche ai progetti di aggregazione. <BR></STRONG>Da tempo, ormai, i principali gruppi bancari stanno mettendo a punto strumenti per migliorare il merito creditizio delle singole aziende alla luce del maggior valore dato dalla rete. <BR>Un modo per riconoscere l'importanza dell'aggregazione in un sistema nazionale condizionato negativamente dai limiti dimensionali delle attività economiche. <BR><BR>I punti di accordo tra i due mondi - bancario e imprenditoriale -, dunque, non sono mancati neanche nel passato. <BR>I numeri della moratoria del debito ne sono una prova: dall'agosto 2009 per 220 mila aziende sono stati rinviati debiti per 69 miliardi. <BR><BR>Si stanno valutando le iniziative per uscire da questa crisi:<STRONG> la riapertura della moratoria</STRONG>, che è stata tanto utile durante la prima crisi, <STRONG>dovrebbe essere nuovamente riproposta per chi non ne ha ancora usufruito. <BR></STRONG>I numeri della stretta, infatti, sono evidenti. <BR>Tra novembre e dicembre del 2011 gli impieghi delle banche sono calati di 21 miliardi.<BR> Gli unici settori che hanno guadagnato sono stati agricoltura, silvicoltura e pesca; estrazioni di minerali da cave e miniere, attività di servizi di alloggio e ristorazione. Per gli altri il calo è stato forte: quasi 4 miliardi per la fabbricazione di raffinati del petrolio, prodotti chimici e farmaceutici; 3,6 miliardi per il commercio; 3 miliardi per le costruzioni. <BR><BR><STRONG>Una crisi evidente anche nell'aumento delle sofferenze bancarie delle imprese, che nello stesso periodo sono cresciute di quasi 2 miliardi di euro. <BR><BR><BR></STRONG>Fonte: IL SOLE 24 ORE - Rosalba Reggio<BR></P>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/165/pi--facile-l-accesso-al-credito-per-chi-esporta-e-crea-una-rete-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/165/pi--facile-l-accesso-al-credito-per-chi-esporta-e-crea-una-rete-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Factoring su misura per le piccole e medie imprese.</title>
      <description>Una fonte di liquidità anche in tempo di crisi.</description>
      <pubDate>2012-02-20T23:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/15626098Small finanziamenti 21 02.jpg' /><br/><P>Finanziamenti bancari con il contagocce, da un lato, e pagamenti sempre più lenti e sempre più in ritardo, dall'altro, stanno spingendo le imprese italiane, soprattutto le medio-piccole, verso il collasso. <BR>Ecco quindi uno strumento che si candida a essere una soluzione di sistema, su misura per le esigenze delle Pmi: <STRONG>il factoring</STRONG>, ossia <STRONG>la cessione dei crediti</STRONG>. <BR>Che ha chiuso anche il 2011 con una crescita a doppia cifra del turnover (il flusso di crediti ceduti dalla clientela alla società di factoring): 168 miliardi di euro, in aumento del 22% rispetto all'anno precedente, come fotografato dal rapporto Assifact, l’associazione che riunisce gli operatori di settore. <BR><BR>«Le imprese italiane ritengono che il factoring sia una forma di finanziamento complementare al credito bancario piuttosto che alternativa», spiega a Italia Oggi Sette Antonio De Martini, presidente di Assifact. <BR>«Il ricorso al factoring da parte delle imprese, infatti, non è generalmente dovuto alle difficoltà di accesso al credito bancario, ma alla necessità di soddisfare esigenze di natura eterogenea e non esclusivamente finanziaria. <STRONG>Il factoring, oltre a garantire un'ulteriore fonte di liquidità, rappresenta uno strumento per gestire professionalmente i crediti commerciali dell'impresa</STRONG> e può fornire la garanzia del buon fine dei crediti. Non a caso le imprese italiane ritengono sovente che il factoring sia uno strumento più complesso e ricco rispetto al credito bancario. Dal punto di vista delle banche», prosegue il presidente dell'associazione, «il factoring, data la natura creditizia del servizio, presenta forti elementi di affinità con l'attività bancaria, di cui rappresenta un valido complemento. L'attività di factoring nella sua veste finanziaria e l'attività bancaria presentano alcune fasi del processo produttivo comuni, come la valutazione del merito di credito della clientela, la distribuzione e la vendita del servizio, la gestione delle relazioni con la clientela e si avvalgono di risorse comuni (tecnologie e informazioni sulla clientela). La scelta di accompagnare l'offerta di servizi di factoring alla classica attività bancaria può consentire di generare economie di scopo e di acquisire maggiori informazioni sulla clientela, con benefici sia dal punto di vista degli intermediari che da quello delle imprese». <BR><BR><STRONG>Tre gli elementi che rappresentano il valore aggiunto del factoring</STRONG>, rispetto ai finanziamenti bancari: </P>
<OL type=1.>
<LI>robustezza patrimoniale del comparto;</LI>
<LI>innovazione di prodotto e, quindi, soluzioni flessibili;</LI>
<LI>minore rischiosità rispetto ai prestiti bancari.</LI></OL>Infatti, il factor valuta non solo l'impresa che cede i crediti, ma anche la qualità dei crediti stessi e quindi dei debitori. <BR>Con quali criteri? <BR>«Attraverso il servizio di gestione dei crediti (contabilizzazione, controllo delle scadenze, incasso dei crediti, sollecito dei pagamenti e azioni di recupero, etc.), il factor si inserisce in una relazione di natura commerciale già esistente tra le parti e instaura un rapporto continuativo con il cedente e, quindi, con i debitori di quest'ultimo», risponde De Martini. <BR><BR>Oltre ai classici criteri di affidamento tipici dell'attività bancaria, <STRONG>il factor tiene conto anche delle caratteristiche della fornitura, dell'affidabilità e delle abitudini di pagamento dei debitori.<BR><BR></STRONG>Da non sottovalutare, poi, nella scelta delle imprese, la valutazione dei costi. <BR>«Anche in tempo di crisi<STRONG> i tassi di interesse delle operazioni di factoring sono tendenzialmente più bassi rispetto a quelli tipici degli altri strumenti finanziari</STRONG>» conferma il presidente di Assifact. <BR>«Ciò è dovuto al particolare profilo di rischio dell'operazione che consente di registrare tassi di insolvenze decisamente inferiori rispetto al tradizionale credito bancario: a settembre il tasso di sofferenze nel factoring era pari all'1,89% mentre per i prestiti bancari era pari al 5,24%». <BR><BR>«Il settore del factoring in Italia ha avuto un ruolo di rilievo nel sostenere le imprese durante l'attuale crisi», commenta De Martini, «e può avere un ruolo importante anche nel rilanciare lo sviluppo dell'economia italiana.&nbsp;In particolare, il settore ha dato un contributo significativo nel ridurre gli squilibri dovuti ai ritardi di pagamento della pubblica amministrazione. Appare quindi evidente come il settore del factoring possa rappresentare una prima, efficace risposta sia ai bisogni di liquidità delle imprese che ai ritardi di pagamento dei debiti di fornitura della pubblica amministrazione italiano»</LI>
<UL></UL>
<P>Fonte: ITALIA OGGI</P>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/167/factoring-su-misura-per-le-piccole-e-medie-imprese-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/167/factoring-su-misura-per-le-piccole-e-medie-imprese-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>L’Abi punta su un nuovo accordo per garantire il credito alle imprese.</title>
      <description>Allo studio anche misure per finanziare il capitale circolante.</description>
      <pubDate>2012-02-15T23:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/13920207Small finanziamenti 16 02.jpg' /><br/><P>«Le banche italiane sono attente alle esigenze delle imprese, vogliono erogare credito e continueranno a farlo, destinando a questo scopo tutta la liquidità che proverrà dalla prossima operazione straordinaria della Banca centrale europea, nonostante un contesto molto sfavorevole». <BR>Il direttore generale dell'Associazione delle banche italiane, Giovanni Sabatini, in un’intervista rilasciata al “Sole 24 Ore” ci tiene a sottolineare che il mondo del credito è tutt'altro che insensibile all’allarme lanciato dalle piccole e medie imprese. <BR><BR><STRONG>Sono sempre più numerose le piccole e medie imprese che lamentano il peso del credit crunch.<BR><BR></STRONG>Noi banchieri siamo preoccupati al pari di tutti gli altri imprenditori, perché la situazione congiunturale è oggettivamente difficile: con le sue cifre l'Istat ha ratificato che siamo entrati in recessione. Si tratta quindi di una situazione oggettivamente molto difficile, tanto per le banche quanto per le imprese. <BR><BR><STRONG>Anche le banche vivono una situazione di difficoltà?<BR><BR></STRONG>Certo: banche e imprese condividono le difficoltà e hanno i medesimi obiettivi. Banche sane servono a imprese sane. Detto questo io credo che questo momento lo stiamo gestendo e continuiamo a sottolineare che di credit crunch in Italia non si può parlare perché lo stock dei prestiti alle aziende a dicembre è cresciuto del 3,6 per cento mentre nell'eurozona l'aumento era dell'1,3 per cento. Questa differenza, del resto si spiega proprio con la vocazione delle banche italiane che è quella di fare le aziende di credito commerciale. <BR><BR><STRONG>Però il rallentamento in atto è comunque forte...</STRONG> <BR><BR>Già ma questo rallentamento si spiega con il contesto esterno che è quello di una recessione che sta facendo aumentare il rischio di credito e le sofferenze sono raddoppiate. Se poi a un quadro congiunturale recessivo sommiamo le difficoltà connesse ai requisiti previsti dall'Eba e quelle legate a una regolamentazione ancora troppo connessa ai rating. Le banche, ripeto, fanno del loro meglio. Per questo siamo seduti intorno a un tavolo allo scopo di studiare un pacchetto di misure, diverso da quello del 2009 ma altrettanto efficace. <BR><BR><STRONG>Perché sarà diverso dall'avviso comune del 2009?</STRONG> <BR><BR>Perché è diversa anche la platea delle imprese che sta vivendo un momento difficile. Nel 2009 il problema era la caduta dell'export; oggi il problema principale sembra essere la domanda interna; dunque le maggiori difficoltà sono quelle affrontate dalle aziende che operano sul mercato interno. <BR><BR><STRONG>Concretamente, come sarà strutturato il nuovo accordo? <BR><BR></STRONG>Da una parte riproporremo la sospensione del pagamento della quota capitale della rata per le piccole e medie imprese. Si avrà in pratica una sorta di riapertura dei termini. Dall'altra stiamo pensando a misure che siano di supporto nel finanziamento del capitale circolante. Per questo, insieme con il governo stiamo studiando una ipotesi di smobilizzo dei crediti verso la Pubblica amministrazione. <BR>Il punto di partenza, ovviamente è che vi sia una certificazione dell'ente pubblico relativamente al credito vantato dall'impresa.<BR><BR><STRONG>Questa strada in passato sembrava ostruita...</STRONG> <BR><BR>Si tratta di vedere quali sono gli enti verso i quali si hanno crediti se si tratta di amministrazione centrale o di enti locali. Ma di certo, nel momento in cui l'ente pubblico fornisce una certificazione la soluzione per smobilizzare i crediti si trova. <BR>E io credo che nel giro di due settimane a un nuovo accordo si potrà arrivare.</P>
<P>&nbsp;<BR>Fonte: IL SOLE 24 ORE – Rossella Bocciarelli</P>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/161/l-abi-punta-su-un-nuovo-accordo-per-garantire-il-credito-alle-imprese-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/161/l-abi-punta-su-un-nuovo-accordo-per-garantire-il-credito-alle-imprese-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Stretta sugli impieghi: prevista una riduzione di 200 miliardi dei finanziamenti.</title>
      <description>Crescono le difficoltà di accesso al credito delle imprese.</description>
      <pubDate>2012-02-14T23:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/12707588Small finanziamenti 15 02.jpg' /><br/><p>Ci sono previsioni preoccupanti che riguardano la difficoltà di accesso al credito delle imprese. <br>Quest'anno, secondo il Centro Europa Ricerche ci saranno duecento miliardi in meno a disposiposizione delle aziende. <br>E, nella stima di Prometeia, 25 mila imprese falliranno finendo tecnicamente in default e bruciando 625 mila posti di lavoro. <br>Una prospettiva drammatica che è il risultato di una tensione crescente nel rapporto fra banca e impresa, sintetizzata dal peggioramento riscontrato negli ultimi due anni dall'Istat che ha fissato nel 12% la quota di imprese che non ha ottenuto credito dalle banche, mentre il 33% ha visto diventare più onerose le condizioni.<br><br>«Il<strong> credit crunch </strong>- osserva Sergio De Nardis, capoeconomista di Nomisma - produce un avvitamento finanziario che danneggia la fisiologia interna delle Pmi, minandone la residua base patrimoniale». <br>Allo sportello, però, non si è ancora visto nulla. <br>«È plausibile - spiega il capoeconomista del Cer, Stefano Fantacone - uno scenario da vero credit crunch, con un doppio shock sia sulla quantità di credito erogata sia sui tassi praticati». <br>Nella simulazione del Cer, che è basata su una ipotesi di flessione complessiva nel 2012 del 5% e di una ulteriore riduzione di un punto e mezzo nel 2013, l'andamento degli impieghi esprime una dinamica violenta: ad aprile andrà per la prima volta sotto zero, a luglio precipiterà a -5%, a ottobre a -9% fino a sprofondare, a dicembre, a -11 per cento.<br><br>Al di là delle ragioni di fondo di questi avvitamenti, tutti si stanno accorgendo del rapido peggioramento del clima. <br>L’estrema prudenza trasformata in condizione strutturale e permanente appare un elemento sistemico. <br>Dunque, per ragioni di sistema, escono sempre meno gocce da tutti i rubinetti del credito. C'è poca acqua (la liquidità bancaria). <br>Ma anche il cavallo (il sistema industriale) non beve, in un intorpidimento anoressizzante che ha nel razionamento del credito uno degli elementi principali, anche se non l'unico. <br>«Secondo le nostre stime - dice Alessandra Lanza, capoeconomista di Prometeia - quest'anno 25 mila società di capitale, non finanziarie, finiranno in default. È chiaro che questi fallimenti saranno dovuti al combinato disposto del razionamento del credito e di una crisi generale dei mercati che mette sotto pressione tutto il nostro manifatturiero».<br>Ogni società di capitale italiana ha 25 addetti (media calcolata dal Ceris Cnr): dunque, a causa della crisi finanziaria originata dalla recessione sui mercati e dal credit crunch, si può stimare che quest'anno si ritroveranno senza lavoro 625 mila italiani. Un fenomeno profondo, dunque. <br>Qualcosa in grado di mutare il paesaggio industriale e di condizionare gli equilibri sociali del nostro Paese. </p>
<p><br>Fonte: IL SOLE 24 ORE</p>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/159/stretta-sugli-impieghi--prevista-una-riduzione-di-200-miliardi-dei-finanziamenti-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/159/stretta-sugli-impieghi--prevista-una-riduzione-di-200-miliardi-dei-finanziamenti-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Richieste eccessive di garanzie per i piccoli imprenditori.</title>
      <description> Un’impresa su due ha difficoltà di finanziamento.</description>
      <pubDate>2012-02-14T23:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/13200637Small finanziamenti 15 02 slider.jpg' /><br/><STRONG>La richiesta di garanzie eccessive e i tassi di interesse elevati rappresentano i principali motivi di difficoltà nell'accesso al credito per le piccole imprese italiane</STRONG>. <BR>Il dato emerge dallo studio condotto su 1.200 aziende da <STRONG><A href="http://www.fondazioneimpresa.it">Fondazione Impresa</A></STRONG>, centro studi specializzato nella congiuntura delle Pmi. <BR><STRONG>Quasi una piccola impresa italiana su due ha riscontrato negli ultimi tre mesi difficoltà nell'accesso ai finanziamenti bancari </STRONG>(il 43,3%). <BR>Le piccole del Nord-Est e del Nord-Ovest hanno subito maggiori disagi rispetto a quelle del Centro e del Sud. <BR><BR>«Le imprese necessitano di credito prevalentemente per gestire operazioni quotidiane e vitali per la loro sopravvivenza – dicono i ricercatori di Fondazione Impresa –, come il pagamento dei propri dipendenti, dei fornitori, delle imposte, eccetera». <BR>E in effetti, dalla ricerca emerge che il principale motivo per la richiesta di nuovi crediti è la necessità di sostenere l'azienda nella crisi e sopperire alla mancanza di liquidità (57,1% dei casi esaminati). <BR>Tale aspetto è particolarmente evidente nel Centro (63,3%) e nel Mezzogiorno (60%). <BR>Le prospettive di accesso al credito indicano come il sentimento delle piccole stia peggiorando: più di un'impresa su due (il 55,4%) ritiene che avrebbe difficoltà ad ottenere credito se si recasse in banca.<BR><BR>Il problema principale che incontrano gli imprenditori è quello di potere offrire le garanzie necessarie per ottenere il finanziamento. In questi casi un aiuto concreto è rappresentato dalle società di garanzia fidi, come <STRONG><A href="http://www.eurofidi.biz/">Eurofidi</A></STRONG>, che intervengono con la concessione della propria garanzia per favorire l’accesso al credito alle imprese. <BR><STRONG>Eurofidi concede </STRONG><A href="http://www.eurogroup.biz/web/garanzia-credito/index.jsp"><STRONG>la garanzia</STRONG></A> sui finanziamenti erogati dalle principali banche italiane.]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/160/richieste-eccessive-di-garanzie-per-i-piccoli-imprenditori-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/160/richieste-eccessive-di-garanzie-per-i-piccoli-imprenditori-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Serve un nuovo accordo tra banche e imprese per garantire la liquidità.</title>
      <description>Allo studio nuovi interventi per assicurare più finanziamenti alle imprese.</description>
      <pubDate>2012-02-13T23:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/12679269Small finanziamenti 14 02.jpg' /><br/><P>Nel corso dell'ultima audizione di fronte ai rappresentanti del Senato il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, ha tenuto a sottolineare che sul credito alle imprese il sistema bancario «sta facendo il massimo, nelle difficilissime condizioni date». <BR>E ha sottolineato che «in questa fase dobbiamo ragionare su misure non convenzionali come quelle del 2009, con le altre associazioni di impresa» ricordando anche che la moratoria del 2009 «è costata alla banche, in termini di liquidità,15 miliardi». <BR><BR>Già, ma quali sono queste "misure non convenzionali"? <BR>Per la verità, i lavori sono ancora in corso e tra le varie associazioni (Confindustria, Rete-imprese Italia, Alleanza cooperative) e i rappresentanti dei banchieri per il momento si è ancora nella fase di lavorazione tecnica di un nuovo "Avviso comune", quella che serve per comprendere le esigenze delle piccole e medie aziende. <BR>Ma i tempi per arrivare a sostituire quell'accordo che attraverso alcune proroghe ha permesso fino al 31 gennaio scorso di sospendere il pagamento degli interessi e delle rate di debiti che le aziende non riuscivano ad onorare saranno rapidi, assicurano tutti i partecipanti al tavolo. <BR><BR>Il vecchio accordo ha interessato 260 mila imprese e ha lasciato 15 miliardi di liquidità all'interno del sistema economico. <BR>Il nuovo, nelle intenzioni di chi lo sta mettendo a punto, dovrebbe essere articolato come un pacchetto di misure con varie opzioni possibili per le aziende interessate (la platea resta per l'appunto quella delle piccole e medie imprese sostanzialmente sane e vitali, anche se alle prese con alcuni problemi di liquidità): il mix allo studio dovrebbe in pratica prevedere gli interventi a breve, vale a dire una soluzione per i problemi di finanziamento per cassa ma dovrebbe contenere anche misure relative ai finanziamenti a medio-lungo termine. <BR><BR>Infine, il nuovo accordo dovrebbe prendere in considerazione gli aspetti della ricapitalizzazione delle imprese: oggi, infatti, sono già previste delle misure di incentivazione fiscale attraverso l'Ace (acronimo di allowance for corporate equity) per le imprese che decidono di ricapitalizzare. <BR>Le misure alle quali i tecnici dell'Abi e delle aziende stanno pensando sono quindi interventi di finanziamento bancario a fronte di ricapitalizzazioni già incentivate dal fisco. <BR>Di sicuro, di una cura particolare verso le Pmi e di un'attenzione affinché il credito continui ad affluire verso le aziende sane c'è bisogno, in una fase di congiuntura economica severa come l'attuale. <BR>Il rischio credit-crunch come frutto avvelenato di una crisi finanziaria che potrebbe essere finalmente alle spalle è ancora in agguato. <BR><BR>All'Abi, tuttavia, tengono a sottolineare che gli ultimi dati relativi all'Italia, quelli che segnalano come in dicembre l'incremento tendenziale degli impieghi all'economia siano pari al 2,3 per cento dimostrano che si può ancora parlare di rallentamento della crescita dei prestiti e non di flessione vera e propria come invece sta accedendo in altri paesi. <BR>Inoltre, si evidenzia una forte caduta della domanda di prestiti per investimenti e per fusioni e acquisizioni. In sostanza, tanto le banche quanto le aziende di credito percepiscono in modo molto netto l'ingresso in recessione dell'economia italiana. <BR>Tanto più essenziale, quindi, che tutti cerchino di contenere al massimo la durata del "momento no" dell'economia. <BR></P>
<P><BR>Fonte: IL SOLE 24 ORE<BR></P>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/158/serve-un-nuovo-accordo-tra-banche-e-imprese-per-garantire-la-liquidit--</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/158/serve-un-nuovo-accordo-tra-banche-e-imprese-per-garantire-la-liquidit--</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Un'impresa su 10 corre il rischio di insolvenza.</title>
      <description>La rischiosità balza a uno dei livelli più alti degli ultimi 4 anni.</description>
      <pubDate>2012-02-09T23:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/1293540Small finanziamenti 10 02.jpg' /><br/><P>Stasi dell'economia e credit crunch fanno rimbalzare gli indici di rischiosità commerciale delle aziende. <BR>Allo scorso dicembre, l'88% delle imprese dell'edilizia risultava a rischio d'insolvenza medio-alto, seguito dall'84% del commercio all'ingrosso e dall'82% del trasporto; l'industria manifatturiera si ferma "solo" al 63%, in coda l'agricoltura con un profilo di rischio molto basso, appena il 13 per cento.<BR><BR>«Una situazione preoccupante – commenta Marco Preti, ad di Cribis D&amp;B – anche per il colpo di acceleratore di fine 2011. La difficoltà di finanziamento delle imprese dal sistema bancario si scaricano inevitabilmente anche sul sistema dei pagamenti. Non credo che il 2012 risulterà migliore dell'anno prima e quindi le aziende debbono rimanere caute sulla scelta dei propri clienti».<BR> <BR>I dati "spacchettati" dell'Osservatorio sulla rischiosità di Cribis D&amp;B, società Crif specializzata nella business information, indicano che, a fine dicembre, circa l'11% delle imprese italiane ha registrato un'alta propensione a generare insoluti commerciali rispetto ai fornitori nei 12 mesi successivi. <BR>Un dato in crescita rispetto alle rilevazioni dei trimestri precedenti: a fine 2010 le imprese più rischiose rappresentavano, infatti, il 9,96% del totale. <BR>Per il resto, oltre il 45% del totale delle imprese ha un livello di rischiosità medio, per il 38% è medio-basso mentre appena il 5,8% si è collocato nella classe di rischiosità bassa. <BR><BR>Ma come viene determinato il rischio di insoluto commerciale? <BR>Per il calcolo Cribis D&amp;B utilizza numerose variabili aziendali, tra cui gli indici di bilancio, le esperienze di pagamento, la forma giuridica, le informazioni negative e vari altri. <BR>Alla fine escono quattro livelli di rischiosità: bassa, medio-bassa, media e alta. <BR>E questi esprimono sinteticamente il grado di affidabilità delle imprese e la capacità di fronteggiare gli impegni assunti con i fornitori nell'anno successivo.<BR><BR>Quanto pesa il rispetto dei tempi di pagamenti delle forniture sul rischio insolvenza?<BR> «È rilevante – conferma Preti – anche se non può essere l'unico riferimento. Peraltro a livello di sistema si è passati velocemente dai 60 giorni medi ai 90, intesi per di più come limite per lo sconto commerciale. Si tratta comunque di termini lunghi, lontani dalla tradizione, per esempio, delle imprese tedesche».<BR><BR>Tornando ai dati, dall'analisi comparata degli ultimi anni emerge una netta tendenza al peggioramento della rischiosità. Rispetto alla rilevazione del marzo 2008, la rischiosità è balzata dall'8,8% del totale al 10,9% di fine 2011, uno dei livelli più alti degli ultimi quattro anni. <BR>E anche la quota di imprese con una rischiosità media è balzata di oltre 10 punti percentuali al 45,6% del totale. <BR><BR>Ma come spiegare l'alta rischiosità dell'edilizia e del commercio? <BR>«Le imprese edili – sostiene Preti – risentono della crisi del residenziale e delle opere pubbliche. E lo stesso vale per il commercio: il calo dei consumi impatta sulla distribuzione all'ingrosso e al dettaglio. Salvo poi scorrere sull'intera filiera, fino ad interessare trasporti e logistica». <BR><BR>Quanto agli aspetti dimensionali, Cribis D&amp;B sottolinea che piccole e microimprese sono le più vulnerabili ed esprimono alti livelli di rischio, l'11,5 per cento. <BR>Un po' meglio le medie aziende. <BR>Le grandi imprese, invece, presentano una rischiosità quasi dimezzata, intorno al 6 per cento. Se il sistema bancario ha tirato il freno, diventa allora vitale un buon capitale di funzionamento, che rappresenta la capacità dell'impresa di autofinanziare gli investimenti e la crescita. <BR>E una buona gestione del circolante diventa addirittura più importante della crescita del fatturato se si vuole accedere al credito bancario.<BR><BR>«In questo contesto – osserva l'ad di Cribis D&amp;B – prevale un'estrema volatilità. Tanto che molte imprese si sono ritrovate insolvenze inattese, causate da clienti storici che in molti casi si erano sempre dimostrati buoni pagatori». <BR><BR>Infatti secondo l'Osservatorio, nel 2011 circa il 74% delle imprese ha registrato un insoluto significativo, di cui oltre il 43% derivante da clienti con un rapporto superiore ai tre anni.</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>Fonte: IL SOLE 24 ORE - Emanuele Scarci</P>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/156/unimpresa-su-10-corre-il-rischio-di-insolvenza-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/156/unimpresa-su-10-corre-il-rischio-di-insolvenza-</guid>
    </item>
    <item>
      <title>Credito, crescono le esigenze di liquidità delle aziende.</title>
      <description>Una ricerca fa luce sui rapporti tra banche e imprese nel Nord-Est.</description>
      <pubDate>2012-01-29T23:00:00Z</pubDate>
      <content:encoded><![CDATA[<img src='http://www.impresanews.it/Resources/News/17229620Small finanziamenti 30 01 slider.jpg' /><br/><P>Una ricerca dedicata al rapporto banche-imprese nel Nord-Est compara quanto era avvenuto nel periodo di avvio della crisi con la situazione attuale per chiarire le dinamiche dei rapporti tra le banche e le imprese. <BR>Emerge con evidenza che c’è un problema crescente di liquidità per le aziende. <BR>Un aspetto positivo è che cresce la quota di imprese che richiedono finanziamenti non solo per esigenze di cassa ma per realizzare nuovi investimenti. </P>
<P>Una ricerca dedicata al rapporto banche-imprese nel Nord-Est, curata dall'economista Gianluca Toschi (Fondazione Nord Est-Friuladria Crédit Agricole), compara quanto era avvenuto nel periodo di avvio della crisi (2009) con la situazione attuale al fine di chiarire le dinamiche dei rapporti tra le banche e le imprese. <BR><BR>Vediamone gli elementi essenziali: </P>
<UL>
<LI><STRONG>C'è un problema crescente di liquidità</STRONG>. Aumenta significativamente il numero di imprese che hanno chiesto negli ultimi 3 mesi ulteriori affidamenti alle banche: si passa dal 35% dei 2009, al 48% di novembre 2011. </LI>
<LI><STRONG>La selettività delle banche nella concessione del credito più che nella fase d'ingresso </STRONG>(aumenta dal 9% al 14% il numero di imprese a cui non è stato concesso), si riflette sui costi più elevati da sostenere: se nel 2009 una maggiore onerosità era stata denunciata dal 17% delle imprese, oggi sale al 64,6%. </LI>
<LI>Il motivo per cui le imprese chiedono nuovi affidamenti è sempre legato a esigenze di cassa (67%,1 nel 2009, 67,2% nel 2011), ma <STRONG>cresce la quota di quante ne fanno richiesta per realizzare investimenti</STRONG> (52% nel 2009, 61,5% nel 2011). </LI>
<LI><STRONG>La maggiore onerosità per le banche si scarica sui costi verso le imprese</STRONG>: il 63,8% denuncia un aumento dei tassi applicati (era il 14,2% nel 2009) e al 19,7% è stato richiesto un rientro degli affidamenti (era il 10% nel 2009). </LI></UL>
<P>Sulla scorta di questi primi esiti, si può comprendere come il livello di sofferenza da parte del sistema produttivo stia raggiungendo soglie di forte preoccupazione. <BR>Le banche rivendicano il loro statuto d'impresa e chiedono alle imprese una maggiore trasparenza e correttezza nella gestione finanziaria. <BR>Le imprese, a loro volta, rivendicano correttamente una valutazione meno burocratica e più prossima alle reali vicende delle imprese. <BR>Perché il rischio è di soffocare anche quelle meritevoli di credito. <BR><BR>Quando una piccola impresa chiede <A href="http://www.eurogroup.biz/web/garanzia-credito/index.jsp"><STRONG>un affidamento</STRONG></A>&nbsp;sarebbe necessario comprendere anche le dinamiche economiche della filiera in cui è inserita per valutarne effettivamente i merito di credito; sapere gli andamenti economici della committente principale, le sue prospettive e così via. Insomma, riuscire a redigere una sorta di bilancio consolidato della filiera. <BR>È un'operazione complicata, ma aiuterebbe contemporaneamente le imprese e le banche in uno sforzo di migliore conoscenza delle reciproche dinamiche.</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>Fonte: LA STAMPA<BR></P>]]></content:encoded>
      <link>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/148/credito--crescono-le-esigenze-di-liquidit--delle-aziende-</link>
      <guid>http://www.impresanews.it/News/Finanziamenti-e-credito/148/credito--crescono-le-esigenze-di-liquidit--delle-aziende-</guid>
    </item>
  </channel>
</rss>
